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Antonio

Provo a sintetizzare la mia breve e modesta esperienza con l’associazione “Venite libenter”.
Inverno 2015/16: a Salerno un altro senzatetto muore di freddo. Chiedo agli amici se qualcuno fa qualcosa per evitare tragedie simili, e mi fanno il nome di un tizio che, con un gruppo di persone, si è messo a distribuire coperte ai senza fissa dimora (s.f.d.). Pochi giorni dopo leggo che i vigili le hanno sequestrate.
Passa un anno. All’inizio di dicembre 2016 altri senzatetto muoiono di freddo nel salernitano. Rintraccio quel tizio, si chiama Rossano. In un freddo lunedì sera, mi porta con sé ed un piccolo gruppo di volontari a distribuire per strada coperte, tè caldo e qualcosa da mangiare; soprattutto lui ed Eva sanno bene dove trovare i s.f.d., li chiamano per nome, portano loro tanto calore umano e li aiutano uno ad uno…
Entro così in contatto – per me scioccante – con esseri umani abbandonati, afflitti da fame, freddo e miseria, che passano la notte in sottopassaggi lerci, in mezzo ai topi, o riparati dentro intercapedini nascoste ai piedi di grandi edifici, oppure accovacciati in angoli della stazione. Ma scopro anche un meraviglioso gruppo di volontari; sono instancabili e aumentano sempre più. Allestiscono una “banca degli abiti”, che curano con continuo impegno per vestire chi ha bisogno. Il freddo aumenta e quel tizio, ostinato, convince gli uomini delle istituzioni ad aprire un dormitorio in più. Contribuendo decisivamente, secondo me, a salvare vite umane. Come altri nell’associazione hanno fatto in ulteriori occasioni. In quel periodo, conosco la mensa dei poveri della domenica sera allestita a S. Demetrio, il calore degli sguardi e delle strette di mano con gli avventori, l’entusiasmo dei volontari. Il lunedì loro – e poche volte anch’io – continuano ad andare in strada a portare affetto, cibo ed indumenti. Poi contribuiscono a creare una rete di associazioni, in modo da farli portare tutte le sere. Si impegnano per reinserire qualcuno, toglierlo dalla strada, dargli una casa e un lavoro. Portano avanti grandi progetti di reinserimento sociale.
Tutto questo genera in me sentimenti contrastanti. Da una parte, la tristezza per quelle vite dominate dalla miseria, la rabbia per l’ingiustizia, per i dormitori insufficienti e le porte che restano chiuse. Dall’altra, l’arricchimento spirituale dell’incontro con la profonda umanità dei s.f.d., persone bisognose di aiuto ma capaci di affrontare sofferenze enormi; l’ammirazione per un gruppo valoroso di volontari che prende a cuore i diseredati; e la voglia di fare qualcosa, sia pur minima, per contribuire al loro lavoro.

Giuliano

Non ho mai giudicato (brutta parola) il prossimo in base al suo conto in banca, alla sua religione o al fatto che avesse o meno un tetto sopra la testa, altrimenti non sarei qui a parlarvi di questa onlus. Dal momento che non siamo noi a scegliere dove nascere o in quale contesto sociale crescere, ritengo che sia cosa buona e giusta, per una ragione etica ancor ché religiosa, prodigarsi per chi vive nel disagio fisico e morale, senza mai però additare o condannare nessuno per scelte di vita sbagliate, ma “a cuor leggero”. La lezione di vita più grande che ho ricevuto portando sollievo per strada ai più bisognosi, che per nostra comodità sociale chiamiamo “barboni”, è la loro dignità e lo scoprire spesso che la cosa più importante per loro non è tanto o solamente un pasto caldo, ma il fatto di essere considerate persone, amici e non emarginati ed esclusi dal mondo. Capirete che incontrare l’Associazione “Venite Libenter” è stato per me un felice incidente di percorso su una strada intrapresa da poter condividere insieme.

Maria Gabriella

Ama, perché l’Amore è l’unica cosa che ti riempirà la vita” (Santa Teresa di Calcutta)
Quella del volontariato è una scelta di vita ! Io ho cominciato circa 20 anni fa presso una Comunità Missionaria, dove ancora opero con grandissima gioia. Da qualche mese sono approdata anche al gruppo “Venite Libenter” di Salerno, perché desidero fortemente stare “vicino” alla gente che ha più bisogno. Tale gruppo nasce proprio dal desiderio comune di tanti volontari di dedicare parte del proprio tempo, delle proprie competenze, della propria professionalità, delle proprie energie, ma, soprattutto, del proprio cuore, con generosità ed impegno, alla vicinanza e al sostegno dei nostri fratelli meno fortunati, che si trovano in situazione di difficoltà. Di “Venite Libenter” mi è piaciuta l’organizzazione, l’approccio, l’ambiente che non ti impone nessuna filosofia che non sia già dentro di te. Il calore dell’accoglienza del gruppo è stato vivo e mi ha incoraggiato a farne parte , contro ogni mia impossibilità materiale a poterlo fare. Ciò che più mi piace qui… è tutto! Qui riesco a realizzare il mio scopo, che è quello di fare qualcosa di utile per gli altri, operando in un’atmosfera serena, di amicizia e condivisione, non solo con gli “invisibili”, ma anche con gli altri volontari.
Uno sconfinato desiderio collettivo di amare genera la gioia nel cuore di tutti noi! Il “servizio” nei confronti del prossimo è un nostro modo di esistere, uno stile che nasce dal profondo di noi stessi, non fermandosi alle modalità concrete, ma coinvolgendo tutto il nostro modo di pensare e di essere. In questo il nostro Presidente, Rossano Braca, ci fa da “maestro”: noi, con lui, ci sentiamo responsabili degli “altri”. La responsabilità di tutti noi, ma soprattutto di Rossano, non è solo questione di generosità, ma di sguardo attento e premuroso, capace di vedere e di capire, molto al di là dello slancio di un momento, anche se sincero! Ci viene insegnato quotidianamente che il servizio verso i poveri non si improvvisa, ma si costruisce. Il “vero” servizio non solo raggiunge i bisogni, ma “accoglie” la persona, facendo spazio nella nostra vita e nelle nostre occupazioni.
La mia prima esperienza con l’Associazione “Venite Libenter” è stata Ontheroad, un mercoledì sera del gelido inverno trascorso, insieme con altri volontari. Ci siamo recati, con un freddo e un vento che ci tagliavano il viso, a portare sotto i ponti, vicino ai binari della stazione ferroviaria, sul sagrato di una chiesa, un pasto, una bevanda calda e una parola di affetto a chi vive in strada o in rifugi precari. Dio solo sa cosa ho provato nel vedere per la prima volta come quelle persone trascorrevano le loro notti! Mi mancava il respiro e le gambe non mi reggevano. Pensavo di cedere e cadere da un momento all’altro! Ma il dolore era frammisto alla gioia di operare insieme a quelli che avevano il mio stesso intento verso gli “ultimi”. Ed essa fu la mia forza!
Noi li chiamiamo “invisibili”: i senza fissa dimora, i senza tetto, gli ultimi, gli abbandonati, gli emarginati, gli esclusi, coloro che per alterne vicende della vita si trovano a non avere nulla ! Nelle loro “abitazioni” fatte di un cartone, di una coperta o solo di una rientranza di un edificio, ci attendono la sera non solo per la consegna della cena, ma soprattutto per stabilire un contatto, un’amicizia. E poi ci vengono a trovare la domenica alla “mensa dei poveri” dove, con religioso silenzio e infinita dignità, si siedono ai tavoli come persone “visibili”, dandoci l’immensa gioia di servirli. Ogni mercoledì e giovedì pomeriggio, inoltre, vengono a ritirare indumenti e calzature da noi smistate, provvedendo ad una attenta suddivisione per tipologia e genere.
Il nostro aiuto va a Loro, agli “ultimi della fila”, in quella che è soltanto la graduatoria artificiosa compilata dall’esclusione e dalla non accoglienza. E, ogni volta, siamo noi che riceviamo di più di quel che diamo!
Essere ripagati per ciò che faccio con un semplice sorriso da uno di essi, credetemi, è la “retribuzione” più alta e più importante che io abbia mai potuto ricevere per aver fatto qualcosa!!!

Maria Rosaria

Ho conosciuto l’associazione tramite un’amica che faceva con me il pilates… all’inizio sono entrata in punta di piedi…. per timore…. poi ho sentito sempre più l’esigenza di essere utile per gli altri, per i meno fortunati, per chi aveva bisogno dei generi di prima necessità… io stessa potrei essere in uno stato di bisogno e vorrei che qualcuno mi aiutasse. Quindi…. Dopo le perplessità iniziali, sono entrata nel gruppo “storico” ed ora per me è normale partecipare in prima persona alle varie attività dell’associazione…; per mio carattere, stare in un contesto, nel rispetto e nella correttezza con se’ stessi e gli altri, significa adoperarsi in modo fattivo per raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Matilde

Ho sentito parlare dell’associazione poco più di due anni fa. Un amico mi disse che serviva biancheria per uno dei primi sbarchi a Salerno.
Mi armai di biancheria ed andai da Rossano…. è stato solo l’inizio… mi spiegò che, oltre questi extra per sbarchi, lui e qualche altro amico andavano a dare generi di primo conforto a chi era per strada… L’entusiasmo ed il carisma del Presidente, mi conquistarono immediatamente…. ed eccomi qui, due anni dopo con lo stesso entusiasmo. Adesso siamo tanti, tutti con gli stessi obiettivi, mi sento in una grande famiglia che sta cercando di aiutare il più debole. Mi sento protetta e felice di dare una piccolissima mano a chi ha bisogno. Non lo faccio solo per gli altri, ma lo faccio anche per me, perché ciò mi fa stare bene. So che sono stata fortunata a nascere in questa parte di mondo ed mio dovere (e piacere) essere vicina a chi non ha avuto la mia fortuna. Sono felice di essere una Venite Libenter.

Rossella

Non sono brava a cucinare, perciò non ho soddisfatto la fame di chi ha mangiato le mie “tristemente” note ciambelle. Non sono ordinata, quindi mi sono limitata a raccogliere in giro abiti per la Banca. Sono timida e allora non chiacchiero molto con gli amici della mensa. In cambio di tutta questa goffaggine ho ricevuto il sorriso della persona cui avevo portato un pigiama in ospedale. Sono stata salutata festosamente da quelli cui avevo servito la cena la domenica. Ho scherzato con chi comunque mangiava le patate crude che avevo preparato. Ho sentito il grazie della donna che tutti temono mentre fiduciosa usciva dal suo fagotto di coperte sudicie per prendere un bicchiere di tè. Ho visto la gioia di ricevere una visita nella solitudine della notte. Ho imparato a scovare l’invisibilità dietro un cartone o una valigia. Sono stata ringraziata perché “non sono più abituato ad essere guardato”. Insomma, credo che il volontariato lo abbiano fatto gli altri con me…

Sonia

Era un po’ di tempo che aiutavo, come potevo, una donna senza fissa dimora che cercava riparo per la notte nei pressi di casa mia. La situazione era diventata insostenibile, per diverse ragioni, soprattutto per le sue condizioni fisiche, che richiedevano cure immediate. Lei non voleva assolutamente andare in ospedale e il mio aiuto risultava deleterio, in quanto contribuiva a farla rimanere per strada. Ne ho parlato con una cara amica, e mi fece conoscere Rossano che già da tempo si occupava dei senza fissa dimora. Assieme siamo riusciti a portare la donna in un centro specializzato per le cure di cui lei aveva bisogna e io ho iniziato a dedicare il mio tempo libero a VENITE LIBENTER. Dare una mano a gli altri, per me, significa dare una mano a noi stessi. E’ terapeutico … fa stare bene!!!

Stefania

Ho meditato su cosa potesse servirmi per farmi crescere. Ho trovato la risposta negli altri. Ho capito che il mio tempo era ben speso se dedicato agli altri. Dietro questa mia richiesta all’Universo è arrivato il contatto di Rossano Braca e da allora (novembre 2016) è iniziata questa ricerca degli altri e contemporaneamente di me stessa.